Microimpresa domestica in primo piano: dabun di Andrea Maggiore

 

Andrea Maggiore
Andrea Maggiore

 

La storia che Andrea sta per raccontarci è la testimonianza di chi non si arrende di fronte agli ostacoli che bisogna affrontare per avviare una piccola attività produttiva. Apparirà chiaro al lettore quale sfida rappresenta aprire una microimpresa che produce alimenti fatti in casa legalmente, la tenacia che implica perseguire lo scopo, perché non è per nulla facile districarsi nella burocrazia, tra i “no, non si può fare”, tra lo scetticismo di chi guarda queste iniziative come qualcosa piovuto da chissà quale altro pianeta. Ma la persistenza di Andrea sono l’esempio che ci serve in momenti come questi, dove la quotidiana sopravvivenza sembra un obiettivo quasi irraggiungibile. È proprio quello spirito che diventa un faro guida per non arrendersi, per continuare, anche di fronte agli ostacoli apparentemente insormontabili che nel nostro Paese complicano e rendono difficile la vita dei cittadini.

Come mai è arrivato a pensare di avviare una microimpresa domestica nel settore alimentare, nonostante sappiamo che non sia così semplice in Italia?

Ha detto bene, non è stato per niente semplice. Purtroppo quando mi venne l’idea non immaginavo minimamente il percorso ad ostacoli che mi attendeva. Traffico in cucina da quando ero ragazzo, ma la passione per la pasticceria mi è esplosa dopo il matrimonio,

La Cucina di "dabun"
La Cucina di “dabun”

quando ho avuto una cucina a mia totale disposizione. All’epoca avevo un buon lavoro in uno studio di progettazione e quindi l’idea di poter vendere i mie dolci era dettata più dalla voglia di fare che dalla necessità di guadagnare qualcosa extra. Già nel 2009 avevo provato a prendere contatti con l’ASL per capire se era possibile mettersi in regola per vendere i dolci prodotti fra le mura domestiche. Purtroppo trovai una sorta di muro di gomma fatto di leggi, regolamenti, decreti, ecc., pensati per i laboratori di pasticceria e che mal si sposavano con quanto si potesse fare in un appartamento.  In prima battuta mi arresi, pensando che forse aprirsi un laboratorio dedicato sarebbe stato più semplice, e rimandando così il mio sogno ad un futuro non meglio definito. Poi nel 2011 mi ricontattò l’ASL per dirmi che la Regione Piemonte aveva messo per iscritto la possibilità di produrre e vendere alimenti fatti in casa, ma di nuovo mi persi in cavilli burocratici di cui il nostro paese è primatista. Poi nella primavera del 2015, quasi per caso, scoprii Cucina Nostra, e grazie al loro aiuto, anche se ci è voluto più di un anno, eccomi qui, finalmente operativo.

Per inciso, continuo a lavorare nel campo della progettazione termotecnica come libero professionista, lavorando da casa, e l’attività di pasticceria si affianca a quella principale in maniera saltuaria. Proprio questa piccola parola “saltuaria” ha mandato in crisi tutti gli enti pubblici che si son trovati in difficoltà ad inquadrarmi nei rigidi schemi burocratici italiani, allungando i tempi già biblici di avvio.

Che cosa si porta delle pregresse esperienze lavorative in questo suo nuovo progetto imprenditoriale? Ossia quali abilità, consapevolezze, esperienze passate, le sono state utili per cominciare con questo nuovo lavoro?

Nella vita ho fatto diverse esperienze ma mai in campo alimentare. Ho iniziato come carpentiere per poi passare alla progettazione metalmeccanica ed arrivare alla termotecnica, dove tutt’ora opero. Quindi le esperienze pregresse che mi son tornate utili sono sicuramente la manualità acquisita durante l’adolescenza, aiutando mio padre nella sua officina, in cui plasmavamo il ferro in mille forme diverse, ma soprattutto l’abitudine all’incertezza. Lavoro infatti in proprio da circa 3 anni, in un campo totalmente differente, come dicevo, e all’insicurezza ormai ci ho fatto l’abitudine, una difficoltà in meno rispetto a chi proviene da un lavoro dipendente.

Cosa trova di gratificante nel mettere su un’attività in proprio che ha a che fare con il cibo fatto in casa per nutrire gli altri?

Il cibo in sé è una delle gratificazioni più inseguite dall’uomo da decenni, ma ultimamente l’interesse verso il cibo si sta trasformando in una vera e propria cultura enograstronomica. Sta nascendo una comunità sempre più numerosa di persone che mettono il cibo in cima alla loro lista di interessi, leggono, si informano, seguono corsi, studiano e cercano, soprattutto cercano. Non si accontentano più di scegliere fra il

I prodotti di "dabun"
I prodotti di “dabun”

prodotto A o il prodotto B che trovano sullo scaffale del supermercato, ma vanno a cercarsi chi è in grado di offrirgli il prodotto che vogliono. Io offro un tipo di pasticceria particolare, non faccio di tutto ma solo quello che ritengo di poter proporre con risultanti eccellenti, in termini di gusto ed estetica, ed essere apprezzato da questo tipo di persone più “attente”, beh per me è la più grande gratificazione.

Che cosa si aspetta da questo nuovo lavoro?

Come dicevo prima, ho iniziato l’attività in modalità saltuaria, questo perché da un punto di vista meramente economico non potrebbe garantirmi, almeno non da subito, gli introiti di cui necessitiamo avendo due figli piccoli. Non potendoci quindi dedicare tutto il tempo che vorrei ho volutamente azzerato ogni pretesa, tutto ciò che verrà sarà un qualcosa in più.

Ha delle paure nell’affrontare questa nuova impresa?

Forse paura non è la parola giusta, no paure no, solo un po’ di timore, ma come è normale che sia quando si affronta un qualcosa di nuovo. Non ne avessi non sarebbe una sfida ma una passeggiata, e sono ancora troppo giovane per passeggiare.

Cosa comporta avviare una microimpresa domestica nel settore alimentare dal punto di vista:

–  dei rapporti con la ASL

Tasto dolente per me, è stato lo scoglio più grosso, e senza l’appoggio della consulente di Cucina Nostra non ne sarei mai venuto a capo. In Piemonte occorre richiedere un parere preventivo allegando una relazione ed una planimetria dei locali. Nel mio caso la risposta in prima battuta è stata negativa e arrivata in tempi molto lunghi. La sensazione che ho avuto è stata di un ostracismo voluto. Poi però, in seguito ad un incontro di persona col funzionario preposto, siamo riusciti a risolvere ogni dubbio e apportando alcune modifiche al progetto abbiamo ottenuto il benestare.  Sento però che ogni ASL si comporta in maniera diversa, quindi ci sono buone possibilità che ad altri vada meglio.

–  burocratico

Interfacciarsi con diversi enti subendo, nel mio caso, la poca professionalità di alcuni dipendenti pubblici. Ho impiegato due mesi per ottenere una risposta scritta dall’INPS, nonostante il mio assiduo pressing e ho dovuto spiegare ai tecnici del mio Comune che le leggi permettono la vendita di alimenti fatti in casa anche se la destinazione d’uso dei locali è residenziale. Capisco che la microimpresa domestica sia una configurazione nuova, poco frequente e quindi poco conosciuta, ma questo non giustifica la superiorità con la quale spesso mi hanno risposto per dirmi che no, non si poteva fare. Un “guardi non so, mi informo e le faccio sapere” sarebbe stato apprezzato. Comunque una volta chiara la propria situazione personale, con un’unica pratica al SUAP si ottiene l’autorizzazione ad avviare l’attività.

–  organizzativo

Ho dovuto eseguire alcuni lavori in casa, per allinearmi alle richieste dell’ASL, niente di stravolgente ma che comunque occorre valutare bene, soprattutto perché impatta anche sulla vita e sulle abitudini di chi vive con noi.

–  economico/finanziario

Trattandosi, come dicevo prima, di un’attività saltuaria, mi ero posto un budget di avvio impresa oltre il quale avrei rinunciato, sono abbastanza cosciente che il ritorno economico dell’investimento sarà molto lungo, pertanto non potevo permettermi di spendere troppi soldi. Per fortuna sono riuscito a fare tutto con una cifra accettabile che io ho battezzato a fondo perduto, così posso permettermi di vedere un utile dove in realtà non c’è, ma questo aiuta il morale.

–  dei cambiamenti che ha dovuto fare nella sua abitazione

Difficilmente si ha una casa in perfetta sintonia con quanto l’ASL richiede, quindi qualche lavoretto occorre metterlo in preventivo, come dicevo prima. Occorre valutare non solo il lato economico ma anche l’impatto che ha sulle abitudini di chi divide la casa con noi. Io, nello specifico, ho dovuto aggiungere una porta per evitare che il servizio aprisse direttamente sul locale di produzione, ho dovuto integrare sia il rubinetto del lavello della cucina che quello del bagno con dei sistemi a fotocellula, ho dovuto predisporre dei mobili dedicati all’attività e creare una chiusura amovibile per delimitare la zona di produzione dal resto della casa nelle fasi di lavorazione.

Che difficoltà ha incontrato per avviare la sua microimpresa domestica? Può segnalare le principali?

Come già detto poco fa, la difficoltà più grossa è l’ignoranza (in senso non dispregiativo) in materia delle istituzioni e delle figure necessarie a cui rivolgersi per capire come gestire tutti gli aspetti fiscali e burocratici.

Come si è organizzato per affrontare queste difficoltà?

Ostinazione, cocciutaggine, e dosi industriali di pazienza.

Secondo lei, cosa bisognerebbe fare e chi dovrebbe intervenire per semplificare l’avvio e l’affermarsi di questo tipo di attività domestica, dal punto di vista burocratico, della sostenibilità dei costi, del mercato?

L’intervento, se mai ci sarà, a mio avviso dovrebbe essere a livello nazionale, con la pubblicazione di linee guida per le ASL locali, per l’INPS e per l’Agenzia delle Entrate. Occorre poter inquadrare questo tipo di attività per quello che sono con regole e codici specifici, in modo che sia i cittadini interessati che le figure professionali coinvolte sappiano con chiarezza come muoversi. Non è ammissibile, a mio avviso, anche se nello specifico torna a mio vantaggio, ricevere da un ente pubblico come risposta un esonero per non inquadrabilità in nessuna delle loro categorie. In tema di sostenibilità dei costi ci sarebbe da parlare per ore, ma sarebbe un discorso generale, non limitato alle microimprese e chiedere condizioni speciali solo per noi non sarebbe neanche corretto nei confronti di chi ha un’attività tradizionale. Sul mercato invece c’è molto da lavorare perché le microimprese non sono sconosciute solo alle istituzioni, ma anche ai possibili clienti. Occorrono iniziative volte a far conoscere queste realtà al grande pubblico, sensibilizzarli sul tema e far capire loro che non tutti quelli che vendono prodotti fatti in casa lo fanno in “nero”. Dal nostro punto di vista, non avendo una vetrina o un negozio aperto al pubblico, dobbiamo lavorare molto sul passaparola e sulla comunicazione attraverso i social e la rete, non è facile ma anche questa è una sfida nella sfida.

Può presentare la sua microimpresa? Quali alimenti produce, quale il target di clienti a cui si rivolge, com’è organizzata la distribuzione dei suoi prodotti, quali sono le modalità per contattarla e ordinare gli alimenti che produce, altre informazioni che vuole evidenziare/segnalare?

Con dabun produco prevalentemente torte moderne, preparo tutte le basi in casa partendo dalle materie prime, quindi niente semilavorati o scorciatoie “professionali”. Pan di spagna, creme, pasta sfoglia, pasta frolla, tutto ottenuto sempre partendo da uova,

Le Torte di "dabun"
Le Torte di “dabun”

farina, burro, latte, zucchero, usando ingredienti di qualità e selezionati, uova biologiche in categoria “0”, farine macinate a pietra e poco raffinate, latte fresco intero, confetture di aziende agricole locali, frutta fresca e secca del territorio.

Gli ingredienti di "dabun"
Gli ingredienti di “dabun”

 

 

Mi piace conoscere di persona i produttori, sentirli fieri raccontare ciò che fanno percependo la smisurata passione che ci mettono, valorizzare al meglio le loro produzioni e offrire ai miei clienti non solo prodotti da mangiare ma anche qualcosa che si porta dietro delle storie che meritano di essere raccontate.

 

Le Torte di "dabun"
Le Torte di “dabun”

Essendo prevalentemente torte da conservare in frigo la distribuzione è limitata ad un raggio di pochi chilometri, e ovviamente legata alla consegna a mano. Il costo di una spedizione con corriere refrigerato sarebbe troppo alto.

Per contattarmi e ordinare qualcosa potete trovare tutte le informazioni sulla pagina facebook e prossimamente sul sito internet.

 

dabun-logo
“dabun”

“Dabun”

di Andrea Maggiore

Cambiano (TO)

Partita IVA 11007960013
Alimenti prodotti:
pasticceria dolce
www.dabun.to.it
www.facebook.com/dabun.to
[email protected]
Telefono: +39-3494054450

“Microimpresa domestica alimentare associata a Cucina Nostra”

 

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