“Ma che bun”! Avviare una Microimpresa in Piemonte, la storia di Tiziana Radis

Tiziana Radis

Continuiamo a raccontare storie di Microimprenditori domestici che, con coraggio e passione, intraprendono la nuova strada di produrre legalmente cibi fatti in casa e si inventano un lavoro.

“Ma che bun!”, Microimpresa domestica alimentare di Tiziana Radis, è l’esempio per antonomasia di un percorso di avvio caratterizzato da pazienza e perseveranza. La sua storia rappresenta il compimento di un processo che porta da una situazione di disoccupazione, che rischia di diventare cronica, ad una vera e propria re-invenzione di sé, delle proprie risorse professionali, dando finalmente parola e spazio alle proprie passioni. Nell’intervista che segue ci racconta l’iter che ha seguito per arrivare ad aprire la sua attività, con tante complicazioni e difficoltà, ma con la volontà di arrivare alla meta.

 

Come mai è arrivata a pensare di avviare una microimpresa domestica nel settore alimentare,
nonostante sappiamo che non sia così semplice in Italia?

Sono rimasta disoccupata tanti anni fa, dopo 25 anni di onorato servizio nel settore privato come amministrativo. All’epoca era molto di moda Il Boss delle Torte e Le Torte di Renato e io avevo già la passione per la cucina in generale, quindi frequentai un corso base di pasticceria e mi venne l’idea di poter fare di una passione un lavoro. Cominciai a pensare in modo pratico a come poter realizzare il mio sogno: mi affidai allo sportello MIP di allora della Regione Piemonte, ma il percorso non si potè terminare a causa di un reset del sistema. Ho dovuto aspettare il secondo periodo MIP, quello partito a giugno del 2017 e redarre un business plan ultra veloce (è stato approvato il 24 agosto del 2017) per poter aprire attività a gennaio 2018.

Che cosa si porta delle pregresse esperienze lavorative in questo suo nuovo progetto
imprenditoriale? Ossia quali abilità, consapevolezze, esperienze passate, le sono state utili per cominciare con questo nuovo lavoro?

Sicuramente la visione pratica del lavoro, ossia non ci sono problemi ma soluzioni! Questa è la  mia filosofia di vita anche in famiglia. E’ inutile pensare a quanto sia complicata la burocrazia e la vita quotidiana. Mettiamoci il cuore in pace e vediamo invece di uscirne vivi e vincitori! L’aver lavorato a contatto diretto con la burocrazia per 25 anni mi ha aiutata e mi aiuta a districarmi nelle pratiche quotidiane che si presentano. Praticamente i rapporti con gli enti me li tengo da sola e le “cartacce”, come le chiamo io, le gestisco da me. L’essermi occupata di tanti aspetti di un’azienda nelle mie precedenti occupazioni, mi ha lasciato la capacità di essere multitasking.
Curo la mia azienda dalla A alla Z. Lo studio del logo, la parte pubblicitaria, gli acquisti, i rapporti con i fornitori, il continuo aggiornamento, ecc. ecc., è tutto sulle mie spalle. Tutto passa dal mio controllo. Mio padre era artigiano e mi ha insegnato che non bisogna mai essere pigri e questo lo applico in tutta la mia esistenza, compresa quella lavorativa.

Cosa trova di gratificante nel mettere su un’attività in proprio che ha a che fare con il cibo fatto in casa per nutrire gli altri?

Vedere il viso delle persone quando assaggiano  qualcosa preparato da me! Portare la qualità nel cibo artigianale.

Che cosa si aspetta da questo nuovo lavoro?

In parte ho già avuto, ossia la libertà e l’autonomia a tutti i livelli. Conoscere un sacco di persone, ognuna di esse con una storia diversa e poi chissà… vedremo. Non metto limiti alla Provvidenza.

Ha delle paure nell’affrontare questa nuova impresa?

Oh sì, come tutti. D’altronde le paure sono l’antenna che ci fa muovere meglio e ci fanno stare all’erta. Senza di esse non si vivrebbe. Basta non farsi condizionare e poi un po’ di Fede non guasta mai. Come si dice: “Aiutati che il Ciel ti aiuta!”.

Cosa comporta avviare una microimpresa domestica nel settore alimentare dal punto di vista:
dei rapporti con la ASL; burocratico; organizzativo; economico/finanziario, dei cambiamenti che ha dovuto fare nella sua abitazione?

Finora l’ASL l’ho vista solo in modulistica. Vedremo quando verranno i tecnici a fare il sopralluogo. A livello burocratico, come ho spiegato poc’anzi, sicuramente tanti documenti da compilare e a cui stare dietro: SUAP, AGENZIA DELLE ENTRATE, CCIAA, INAIL, INPS …. Non bisogna dimenticarsi nulla e nessuno.
Organizzativo? Devo dire che sono per mia indole un’ottima organizzatrice (fino a qualche anno fa mi occupavo ANCHE di logistica con una decina di mezzi pesanti e relativi autisti da gestire quotidianamente con vari carichi industriali da spostare da una parte all’altra), quindi gioco all’incastro: vita famigliare da gestire e in parallelo attività artigianale, ma c’è da correre, letteralmente e non si riesce mai a fare tutto quello che si vorrebbe o dovrebbe… purtroppo. Al momento ancora viene la vita famigliare al primo posto, poi arrivo io con il mio laboratorio. Ma ho qualche aiuto a casa, devo dire…. Per quanto riguarda le finanze… non è vero che oggi si avvia un’attività con pochi euro. Ce ne vogliono e anche parecchi. Mio marito ed io avevamo qualcosina da parte e poi, per vicissitudini varie della vita, abbiamo dovuto investire tutto ANCHE per poter far fronte al mio progetto.

Ho la fortuna di abitare in un posto stupendo dove ha sede anche un G.A.L. (Gruppo di Azione Locale – n.d.r.) per cui sono stata aiutata dai Fondi Europei 2013/2020 ad avviare il laboratorio, ma ho anticipato praticamente tutto e soprattutto devo rispettare il business plan altrimenti allo scadere del terzo anno devo restituire il premio avuto.
A casa ho adibito la nostra vecchia cucina per il laboratorio e ne ho preparata una seconda per la famiglia in modo da avere tutto separato e pronto all’uso, così se voglio lavorare in laboratorio alle 5 del mattino o alla sera tarda, basta che chiudo le porte e posso farlo. Da noi l’ASL preferisce spazi dedicati e ben distinti da quelli casalinghi, per cui ho risolto in questo modo la faccenda.

Che difficoltà ha incontrato per avviare la sua microimpresa domestica? Può segnalare le
principali?

Tanta ignoranza nel senso letterale del termine e poi tanta burocrazia. I primi ostacoli li ho avuto con il mio ultimo tutor nella redazione del business plan, ma poi ci siamo capiti e abbiamo lavorato in modo proficuo. Con la burocrazia ci convivo quotidianamente, ma per fortuna me la so cavare, altrimenti ci vorrebbe un consulente per ogni cosa con relativi esborsi economici.
Comunque ancora oggi spiegare alle persone che ho un laboratorio a casa ma non posso  vendere direttamente quindi non posso avere un punto vendita in loco è difficile! Poi il reperimento delle materie prime da lavorare. Non avendo un negozio fisico, i rappresentanti non si presentano alla porta proponendo i loro articoli, bisogna andare a cercarli. Molti di essi hanno un minimo di ordine alto per una piccola artigiana come me, quindi bisogna ripiegare altrove.
Io poi mi sono data come priorità quella di portare i produttori diretti in tutti i miei prodotti quindi la ricerca della materia prima è continua e porta via tempo. Bisogna anche affrontare la diffidenza di queste persone… insomma un lungo e duro lavoro quello con l’umanità.

Come si è organizzata per affrontare queste difficoltà?

Come ho scritto poc’anzi mettendomi di buona lena e correndo io, sia per svolgere le pratiche che per andare a prendermi le materie prime e tutto il necessario per lavorare.

Secondo lei, cosa bisognerebbe fare e chi dovrebbe intervenire per semplificare l’avvio e
l’affermarsi di questo tipo di attività domestica, dal punto di vista burocratico, della sostenibilità dei costi, del mercato?

Innanzitutto ci vorrebbe un’applicazione unitaria della regolamentazione europea, perché sono troppe le differenze da una regione a un’altra. Bisognerebbe poi avere persone preparate alle nostre MDA (Microimprese Domestiche Alimentari – n.d.r.). All’interno delle ASL troviamo pochissimi tecnici pronti e ci ritroviamo a combattere anche con loro per farci capire. Noi facciamo riferimento a un Regolamento CEE di tanti anni fa…Ricordo che tre/quattro anni fa con la mia tecnologa già parlavamo di questo progetto fattibile e allora la modulistica non lo prevedeva, non si veniva ascoltati molto presso gli organi competenti…. Per fortuna nell’ultimo anno le cose sono molto cambiate in semplificazione (grazie anche a Cucina Nostra) ma non basta ancora. Il solo fatto che io nella mia zona debba avere determinati requisiti che in un’altra non sono necessari, la dice lunga su quanto siamo distanti dall’unità nazionale…
Per la sostenibilità e il mercato dobbiamo farci forza sulle nostre gambe come tutte le aziende d’altronde, quindi fare in modo che ci siano incassi e tanta pubblicità per farsi conoscere. Il lavoro artigianale ha bisogno di essere capito e oggi l’utenza non sempre capisce quello che sta dietro  un prodotto portato alla vendita.

 

Può presentare la sua microimpresa? Quali alimenti produce, quale il target di clienti a cui si
rivolge, com’è organizzata la distribuzione dei suoi prodotti, quali sono le modalità per
contattarla e ordinare gli alimenti che produce, altre informazioni che vuole evidenziare/segnalare?

La mia MDA si occupa di prodotti sottovetro e specialità gastronomiche: dall’antipasto al dolce. Produco marmellate, confetture e gelatine di frutta, conserve di verdure e poi ci sono i pani speciali, le focacce, le pizze, i pan brioches e ultimo aggiunto, che porterò in fiera, la piastra per le gaufres francesi sia dolci che salate. Partecipo a fiere e mercatini ma mi occupo anche di vendita  diretta presso le persone, per cui posso essere contattata in vari modi, preparo e consegno dove mi viene indicato. Ci tengo a segnalare che seguo i corsi dell’associazione cuochi di Torino e sono loro associata, in modo da essere sempre aggiornata sul mondo della cucina.

 

Alimenti prodotti: 
confetture, conserve, dolci, gastronomia
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Telefono: +39 3319086986

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