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Dialoghi intorno a un dolce. Gli apprendisti stregoni.

“Dialoghi intorno a un dolce” è una rubrica che unisce il piacere di proporre delle ricette “ri-pasticciate” da me, prese da siti e canali internet che offrono stimoli culinari interessanti, al piacere della conversazione che si sviluppa davanti a un buon dolce e a una buona bevanda, nel “Tavolino virtuale” da cui tutto è iniziato oramai otto anni fa, e che è il simbolo di questo blog.

La colazione di Dolciconm
Dialoghi intorno a un dolce

Tutto questo per un divertimento in cucina, per la voglia di sperimentare, grazie a chi ha utilizzato la rete in modo intelligente per diffondere il proprio “saper fare”. In questo senso il Blog Dolciconme si mette a disposizione come amplificatore di queste “voci” e per socializzare il piacere che queste ricette mi hanno procurato nel farle e nel degustarle. Dall’altra parte, i “dialoghi” che si possono dispiegare intorno al Tavolino virtuale sono occasioni di riflessione, di pensiero su differenti temi che meritano di essere messi in primo piano, che possono riguardare fenomeni sociali che emergono nella realtà quotidiana.

Il dolce di oggi

Dal Canale Youtube “Tutti a Tavola” di Debora

Il dolce che vi propongo in questo articolo è il CIAMBELLONE ALL’ ARANCIA CON CRUMBLE DI FRUTTA SECCA, eseguito e pubblicato da Debora sul suo canale Youtube “Tutti a tavola. Quando, per caso, mi è arrivata la solita pubblicità da Google che mi proponeva questo canale con una prima ricetta, mi è subito piaciuto l’approccio dell’autrice. Una cucina semplice, veloce, “umile”, che va incontro a chi, come me, ama fare dei dolci non complicati, ma buoni e limitati nella quantità di zuccheri e ingredienti e, nello stesso tempo, con una passione che condivido con Debora: i dolci lievitati, essendo io una fanatica delle “Buone colazioni”. Insomma, mi verrebbe da dire che Debora propone dolci “di buon senso”, per chi pratica una “bassa cucina” come me, con l’unica ambizione di provare un momento di godimento nel praparare e nel gustare un dolce! È stato così che ho cominciato a fare le sue ricette e da lì, per me, è diventata una consuetudine consultare periodicamente il canale “Tutti a tavola”, e preparare i dolci che propone, devo dire con grande soddisfazione!

Il dolce di oggi “ripasticciato” da me

Ho provato a fare il CIAMBELLONE ALL’ARANCIA, con una modifica agli ingredienti. Non ho messo le mandorle nella frutta secca che va nel ripieno, perché ho il sospetto di esserne allergica. Ad esse ho sostiuito le nocciole. Tuttavia, il risultato è stato decisamente buono. Certo, rispetto all’esecuzione originaria, il mio prodotto è meno morbido, perché preparo l’impasto con la macchina del pane, ma è un ottimo dolce per la colazione o per il té. A fianco la foto della mia preparazione.

Il tema del dialogo di oggi: gli “Apprendisti stregoni”

La recente esperienza mi ha portato ad osservare che esiste una parte di quella generazione di trenta-quarantenni che somiglia al protagonista della storia di Johann Wolfgang von Goethe, tradotta successivamente in una composizione musicale da Paul Dukas, conosciuta come “L’apprendista stregone”. Una nuova generazione di adulti che si accinge ad assumere, o ha già assunto, ruoli dirigenziali in organizzazioni di vario tipo: sociali, politiche, di volontariato, imprenditoriali, ecc., e che dimostra di gestire il potere che ne consegue con l’incoscienza del protagonista di quella storia. Le organizzazioni che queste persone vanno a presiedere sono, per loro natura, complesse e richiedono grandi capacità di governo per far convergere idee, bisogni, tensioni opposte, verso obiettivi comuni, che sostengano e facciano crescere le stesse organizzazioni di cui diventano responsabili.

Il ruolo direttivo in mano agli apprendisti stregoni

Per ricoprire questi ruoli direttivi non è sufficiente il requisito di avere ottenuto dei risultati nei propri specifici settori professionali o di lavoro, che poco hanno a che fare con la gestione di organizzazioni ad ampia partecipazione, ma che motivano le ambizioni di carriera e di potere.

Si richiedono, invece, per questo compito capacità di mediazione, funzione fondamentale della maturità adulta; capacità di leadreship, esercitata tramite l’arte dell’ascolto, del rispetto dell’altro, del confronto reale, della persuasione e della negoziazione, e non attraverso l’imposizione o, peggio ancora, il comando tout court verso coloro che vengono considerati come semplici “subordinati” del “capo” che esercita il potere; capacità di gestione dei conflitti, avendo sviluppato la consapevolezza di quanto il conflitto sia insito nelle relazioni umane, e un motore di cambiamento a patto che chi conduce l’organizzazione sia in grado di assumerlo, contenerlo e restituirlo “bonificato”, come direbbe Wilfred Bion, non distruttivo del contesto e delle relazioni, per aprire nuove prospettive di sviluppo organizzativo e relazionale tra chi forma e partecipa all’organizzazione.

Ebbene, la mia opinione è che tutte queste caratteristiche, che dovrebbero definire una buona dirigenza e una buona classe dirigente, sembrano non rivelarsi in questa parte di adulti di trenta-quaranta anni.

L’avversione verso la storia e la frenesia della rottamazione

Un’altra caratteristica che li definisce è l’avversione verso la Storia, la frenesia della “rottamazione” di tutto ciò che è avvenuto e accaduto prima di loro, la necessità di chiudere in fretta i conti con il passato, depositando la Storia in simulacri ininfluenti e, tuttavia, considerati sufficienti per tacitare le loro coscienze rispetto alle generazioni che li hanno preceduti, e che hanno posto le fondamenta per ciò che adesso sono chiamati a governare e gestire. In questo senso mi sento di dire che non è la Storia che insegna. La Storia è semplicemente la Storia.

Si apprende dalla Storia se si ha la volontà soggettiva di farlo. Implica la scelta individuale della persona che avverte la necessità di trarre insegnamento dall’esperienza di chi l’ha preceduto e che ha costruito, nel bene e nel male, prima di lui o di lei.

I rischi di essere governati dagli “apprendisti stregoni”

Dunque, accingersi a gestire organizzazioni, importanti componenti della nostra società civile, con queste propensioni e caratteristiche, da parte di questi nuovi adulti, non può che far preoccupare chi si aspetta da chi governa scelte che migliorino la vita dei singoli cittadini e della società nel suo complesso, e diano maggiori opportunità di benessere, di lavoro, di partecipazione sociale e politica. Il “rischio” che vedo all’orizzonte è proprio quello che illustra così efficacemente la favola dell’apprendista stregone, nella quale il procedere senza esperienza e senza interrogarsi su ciò che si sta maneggiando (l’arte della magia senza conoscerla fino in fondo e senza farsi sorgere dei dubbi su di essa e su ciò che implica utilizzarla), si traduce in un disastro incontenibile.

Tutto questo fino a che non arriva lo “stregone” a mettere ordine nel caos creato dall’insipienza dell’allievo.

Vi lascio con il videoclip tratto dal famosissimo “Fantasia” di Walt Disney, dedicato prorio alla favola dell’Apprendista stregone che rende bene l’idea di quanto detto fin qua.

Siete arrivati fin qui?

Se siete arrivati a leggere tutto l’articolo e avete anche voi una storia da raccontare sugli Apprendisti stregoni che avete incontrato nella vita, scrivete un breve testo a [email protected]. Verrà pubblicato in un apposito BOX sul Blog.

Se, invece, avete la ricetta di un dolce, che volete “offrire” al Tavolino virtuale di Dolciconme, inviate, sempre a [email protected], un video con l’esecuzione della ricetta e anche quello sarà pubblicato nei prossimi articoli. In questo caso per l’invio vi consiglio di utilizzare WeTransfer.

GRAZIE e alla prossima!

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