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La sostenibilità di una micro impresa domestica.

Produrre e vendere dolci fatti in casa
Dolciconme

La sostenibilità di una micro impresa domestica.

Eccoci al quarto appuntamento con Stefania Mighela e al racconto della sua recente esperienza di apertura di una micro-impresa domestica, nel territorio dell’ASL TO3, di Collegno – Pinerolo.

Stefania, questa volta, punta l’attenzione sugli aspetti fiscali e contributivi che sono implicati nell’apertura di una micro attività imprenditoriale.

Prima di qualsiasi considerazione. mi sembra importante dare spazio al suo racconto, perché sicuramente il suo caso è utile per capire la dimensione delle sfide che si presentano a chi vuole intraprendere un suo progetto.

“Vendere torte fatte in casa – Parte IV

L’ultima volta ci siamo lasciati con l’indicazione delle Linee Guida..
oggi vorrei portare la vostra attenzione su alcuni aspetti e cercare di rispondere alle domande che molte persone mi hanno posto.
Regime fiscale
in molti mi hanno chiesto se sia necessario aprire la P.iva o meno..
premetto che il consiglio più saggio e più serio è quello di rivolgersi ad un commercialista.
Nel mio caso avevo già una Partita Iva (per l’attività principale che svolgo da diversi anni), quindi in realtà non ho dovuto stravolgere la mia posizione fiscale.
Chi si trova nella mia situazione potrebbe semplicemente aggiungere un codice attività alla propria partita IVA.
Attenzione ad un aspetto però: l’attività di produzione e commercializzazione di alimenti comporta l’iscrizione in Camera di Commercio e da ciò ne consegue anche una determinata posizione Inps.
Per chi fosse a digiuno di tasse, ciò significa che, indipendentemente dal vostro guadagno (quindi anche in caso di Non Guadagno), le tasse a vostro carico nascono in automatico e sono perciò dovute!
Se non sbaglio, per l’attività del commercio si parla di un minimo fisso di circa 3.300 Euro quale quota Inps.
Ho sottolineato l’aspetto Camera di Commercio perché ad esempio nel mio caso la mia partita IVA (relativa ad una professione cosiddetta intellettuale) non comportava l’iscrizione alla CCIAA né ad alcun Albo.
Quindi i due regimi fiscali Inps (gestione separata per precedente professione ed Inps commercio per nuovo codice attività) devono poi essere cumulati.
Non so dirvi se una posizione nell’Albo artigiano possa comportare modifiche a favore.
Ecco il motivo per cui non smetterò di ripetere che certe risposte ve le può dare solo un commercialista!
Una soluzione intermedia potrebbe essere quella di lavorare emettendo delle parcelle con ritenuta d’acconto, quindi tramite collaborazioni occasionali.
Ciò vi permetterebbe di comprendere se il gioco vale la candela.
Avrete modo di farvi conoscere e comprendere quale guadagno possa derivare dalla vostra attività-passione.
Questa tipologia di compenso prevede un tetto massimo di guadagno (se non erro pari ad Euro 5.000,00) ed il reddito che ne deriva verrà computato, ai fini Irpef, con gli altri vostri redditi.
Quindi, per ricapitolare, le soluzioni sono:
– aprire una partita IVA;
– aggiungere il codice attività ad una partita IVA esistente;
– collaborazioni occasionali.
Spero di essere stata utile..
Alla prossima!”

Il caso di Stefania è estremamente istruttivo e mi sembra importante avanzare alcune riflessioni a margine, interessanti per capire in che direzione muoversi per rendere possibile, in generale, in Italia la nascita di micro-imprese domestiche.

– La sostenibilità di una micro impresa domestica

L’esperienza appena descritta, mi sembra che richiami l’attenzione innanzitutto sulla sostenibilità effettiva di una simile iniziativa imprenditoriale. Già ragionavo su questo tema nel terzo post dedicato a cosa fare per produrre e vendere dolci fatti in casa.

Occorre, dunque, tenere in considerazione che i contributi previdenziali rischiano di erodere buona parte delle risorse dedicate alla micro-impresa, in quanto sono contributi “fissi” non agganciati al reddito, ossia indipendenti da quello che si guadagna.

Quello che mi sembra fondamentale a questo punto è indagare in profondità la questione della sostenibilità della micro impresa domestica.

– Le diverse condizioni di partenza

Occorre tenere conto che chi accarezza l’idea di avviare una propria micro-impresa domestica, parte da differenti condizioni sociali, economiche, finanziarie.

Chi ha capitali da investire e chi no. Chi la pensa come un’attività secondaria e chi come un’attività principale. Chi la vede come un’occasione per aprire un nuovo business e chi, invece, semplicemente, vuole ricavarci un reddito sufficiente per vivere. Chi ha strumenti e conoscenze per orientarsi sufficientemente tra servizi e istituzioni e chi no…

Ragionando ad alta voce, questo significa che ogni situazione merita un’attenzione e un’analisi particolare, per ricercare e individuare soluzioni specifiche per il proprio progetto di micro-impresa domestica.

 

 

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