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Produrre e vendere dolci fatti in casa: panoramica regionale.

 

Produrre e venedere i utoi alimenti fatti in casa

NOTA: Dal marzo 2013, epoca in cui avviai questo Blog, molta strada è stata fatta.

La produzione e vendita in regola di alimenti fatti in casa sta diventando anche in Italia sempre più una prassi ordinaria. Oggi nella nuova modulistica per la Notifica sanitaria trovi l’opzione: “Produzione di alimenti in cucina domestica (home food)”.

Come mettere a norma la tua cucina per produrre legalmente?

Leggi qui i requisiti e le condizioni per avviare la tua produzione legale di alimenti fatti in casa.

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CUCINA NOSTRA tra il 2015 e il 2017 ha fatto nascere ventitre microimprese domestiche alimentari che producono e vendono legalmente cibo fatto in casa sicuro dal punto di vista igienico-sanitario, con regolare notifica sanitaria, iscrizione alla Camera di commercio e Partita I.V.A. E altre ne partiranno a breve.

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Produrre e vendere dolci fatti in casa
Dolciconme

Produrre e vendere dolci fatti in casa: panoramica regionale.

“Cari amici riprendo a scrivere sul tema che ci sta a cuore: la produzione e vendita di dolci fatti in casa. E riprendo da dove ho sospeso il discorso con l’ultimo post pubblicato lo scorso 12 ottobre 2013.

Questo nuovo articolo vuole fare il punto di ciò che si è sviluppato da quel momento in poi, grazie a coloro che mi hanno scritto, e a quello che ho fatto, insieme a Saveria, amica che ho incontrato sul mio stesso percorso, per verificare ed attualizzare le informazioni sulla possibilità di avviare una micro-impresa domestica.

Questo post vuole dare aggiornamenti e informazioni su:

– chi mi ha scritto, da quali regioni, che cosa si vuole produrre, a chi si vuole vendere.

– come nelle diverse regioni italiane è possibile non possibile produrre e vendere dolci fatti in casa, laddove sono riuscita a raccogliere notizie.

Darò solo dati quantitativi, nel rispetto rigoroso di ogni privacy, ma – credo – saranno utili per cominciare a dare un volto, una fisionomia ad una realtà che fino ad ora è sottotraccia. Questo mi auguro dia a tutti un po’ più di coraggio a percorre una strada per reinventarsi nel lavoro e per arrivare un giorno a fare quello che ci piace.

Comincio dalle buone notizie.

Mi avete scritto in 27, ponendomi questioni, domande, chiedendo consigli e orientamenti per potervi muovere nelle specifiche realtà dove risiedete, e dove volete avviare la vostra piccola attività di produzione casalinga.

Avere in mente e dialogare con 27 persone, un gruppo che, per quanto piccolo sia, è sempre significativo, mi ha fatto sentire meno sola rispetto ad un percorso che appare impervio. Anche alcuni di coloro che mi hanno scritto, hanno espresso chiaramente la sensazione di sentirsi meno soli, ed è questo che sarebbe bello riuscire a costruire nel tempo: un gruppo che fa opinione, che si autosostiene e che agisce per ottenere che le istituzioni creino le condizioni per poter realizzare concretamente una opportunità e un diritto che la normativa europea ci mette a disposizione.

Chi ha scritto a Dolciconme

– persone che hanno perso il lavoro e vogliono reinventarsi facendo un’attività che piace.

– persone che non trovano più soddisfazione nell’attività lavorativa che svolgono, che diventa onerosa per tempi e ritmi, e il cui reddito non basta più per affrontare le spese.

– donne casalinghe che fanno le mamme a tempo pieno e vorrebbero ritagliarsi uno spazio per realizzare una piccola attività.

– appassionati di pasticceria che vorrebbero avviare un loro progetto d’impresa, ma non hanno il coraggio o non hanno fondi sufficienti.

 Da dove avete scritto:

Regioni d'Italia
Regioni d’Italia

 

 
 
 
– Piemonte: 8
– Lombardia: 5
– Veneto: 4
– Friuli Venezia Giulia: 1
– Emilia Romagna: 2
– Sardegna: 1
– Lazio: 3
– Molise: 1
– Calabria: 1
– Sicilia: 1

 

 

 

 Cosa si vuole produrre:

– prodotti sani e genuini

– prodotti e dolci tipici della propria Regione

– dolci in genere

– marmellate

– pane

– pizze

– cake design

– pasticceria fresca

– pietanze precotte e messe sotto vuoto

– biscotti e torte caserecce

– alimenti diversi

A chi si vuole vendere

– vendita diretta

– vendita on-line

–  vendita a bar e a privati

 

Fatta questa panoramica, spero che sia più chiaro che esiste una realtà di persone che vorrebbero investire in una micro-impresa domestica, che siamo già un piccolo gruppo, e che la consapevolezza di esistere può aiutare a sviluppare proficue collaborazioni.

E ora veniamo a  dare una panoramica su:

Attuazione del REGOLAMENTO (CE) N. 852/2004 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 29 aprile 2004 sull’igiene dei prodotti alimentari. 

La possibilità di produrre e vendere dolci fatti in casa, ossia preparati nell’abitazione privata, tanto da farne un’attività imprenditoriale, è possibile grazie al REGOLAMENTO (CE) N. 852/2004 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 29 aprile 2004 sull’igiene dei prodotti alimentari. Regolamento che prevale, dal punto di vista normativo, sulle norme nazionali.

Tuttavia, in Italia l’ Allegato II – Capitolo III di questo Regolamento, dove si parla esplicitamente di “locali utilizzati principalmente come abitazione privata ma dove gli alimenti sono regolarmente preparati per essere commercializzati”, per le notizie che ho raccolto fino ad oggiè ampiamente sconosciuto e inapplicato, e, là dove alcune Regioni hanno emesso provvedimenti per l’applicazione, questi si sono rivelati estremamente restrittivi, tanto da scoraggiare qualsiasi iniziativa imprenditoriale, a fronte di una disciplina europea che afferma il principio della ”flessibilità” per “permettere di continuare ad utilizzare metodi tradizionali in ogni fase della produzione, trasformazione o distribuzione di alimenti e in relazione ai requisiti strutturali degli stabilimenti.

Preciso che, negli aggiornamenti che sto per darvi, non ho considerato le questioni amministrative e fiscali, concentrandomi soprattutto su quelle igienico-sanitarie, perché sono le prime che vanno chiarite per poter imboccare la strada della produzione casalinga.

Regione Piemonte. Dopo un aggiornamento e un’ulteriore verifica che insieme a Saveria abbiamo fatto nell’ultimo trimestre del 2013, abbiamo scoperto che, se nel 2010, quando feci tutte le verifiche del caso, sembrava abbastanza agevole avviare questo tipo di attività, nel luglio 2012 la Regione ha emesso una circolare (Nota-Prot.-19232-del-10-luglio-2012_DOLCIFATTIINCASA.pdf) dove richiede un secondo locale attrezzato a cucina nell’abitazione privata, specificamente e solamente dedicato alla produzione degli alimenti da commercializzare, ossia distinto dalla cucina utilizzata dalla famiglia. Inoltre, da parte delle ASL si insiste nel dire che è possibile solo la produzione di pasticceria secca.

Va aggiunta l’informazione che, sugli standard che deve avere questa seconda cucina, non esistono indicazioni pratiche, tranne ciò che specifica la circolare citata, ma che, di per sé, appare generico.

Nel giro di due anni, le istituzioni sanitarie hanno ristretto e complicato la possibilità di avviare questa attività in regola.

Regione Lazio: Da una verifica puntualmente realizzata dall’amico che, per primo, ha scritto a Dolciconme, che era seriamente intenzionato ad avviare la sua micro-impresa domestica, si è saputo che il Comune di Roma è ancora più restrittivo rispetto alla possibilità di produrre alimenti nell’abitazione privata.

Infatti, dopo vari incontri/scontri con il municipio e la ASL di competenza, è emerso che “non esistendo allo stato attuale un inquadramento specifico per tale tipo di attività e, di conseguenza, un regolamento da seguire, la produzione di alimenti casalinghi, è da ricondurre e può essere avviata solo tramite SCIA  seguendo lo standard dei Laboratori Artigianali con tutti gli adempimenti e adeguamenti strutturali, amministrativi e relativi alle attrezzature professionali del caso”.

“In poche parole è necessario effettuare un cambio di destinazione d’uso da semplice abitazione a locale artigianale (peraltro non semplice da effettuare e senza alcun esito garantito, costo circa €5000), adeguare il locale a laboratorio (pareti mattonellate, impianti di aspirazione, zanzariere e quant’altro), impianti certificati a norma, attrezzare il locale con impianti di produzione professionali, far redigere una planimetria aggiornata accompagnata da relazione tecnica esaustiva con firma digitale da parte di un geometra abilitato (costo circa €3000). Quanto elencato riguarda solo la parte amministrativa”.

Appare ovvio – e lascio a voi commentare – che questo non abbia nulla a che vedere con i principi che ispirano il Regolamento CE 852/2004. 

Regione Liguria: Ho contattato via mail la Dott.ssa Laura Lantero, la stessa che avevo già citato in un post precedente, per la esauriente presentazione delle novità introdotte con il Regolamento CE 852/2004 (Il “pacchetto igiene”) .

Fino al 2012 la Regione Liguria non aveva adottato regolamenti o disposizioni analoghe a quelle della Regione Piemonte, poiché aveva sempre escluso dalle norme regionali attuative del Regolamento 852/2004, l’attività di produzione di alimenti presso l’abitazione privata.

A conclusione di questa prima ricognizione sulle diverse realtà regionali, quello che si può dire è:

– chi vuole mettere in piedi una propria micro-impresa per la produzione di alimenti in casa dovrà, prima di tutto, verificare se nella sua realtà locale le autorità regionali e sanitarie hanno recepito il Regolamento CE 852/2004 per la parte che riguarda la produzione di alimenti nelle abitazioni private, e quali condizioni richiedono.

– in secondo luogo, sarebbe molto utile che, chi fa questo percorso, metta a disposizione le informazioni che raccoglie anche attraverso questo Blog, per aiutare altre persone a orientarsi nel percorso da seguire. Questo consentirebbe, come sostenevo prima, di far emergere questa realtà, renderla visibile prima di tutto alle istituzioni, per aprire una strada a un nuovo settore di piccola imprenditorialità, certamente importante per chi ha necessità di produrre un reddito, o di arrotondare quello che ha già.

La strada come potete vedere è in salita, ma, come sappiamo, tutti i diritti vanno conquistati. Inoltre, c’è un lato positivo della medaglia e lo esprimo con le parole di Andrea Monti, noto giurista che, tra i primi, si è dedicato ad approfondire gli aspetti giuridici dell’internet: <<I tentativi di “regolare prima di capire” compiuti dal legislatore italiano si sono tradotti in norme inefficaci e nocive per i diritti dei cittadini e per il mondo produttivo>>.

Nel nostro caso, se è vero che nella maggior parte delle Regioni – ma su questo chiedo a voi di dimostrarlo mandandomi notizie sulle vostre realtà – il Regolamento CE 852/2004 è ampiamente inapplicato per quanto riguarda la produzione di alimenti nell’abitazione privata, allora si profila uno spazio, un interstizio dove, come cittadini, possiamo portare avanti la nostra causa per ottenere le semplificazioni necessarie a rendere possibile la produzione e l’avvio della nostra micro-impresa domestica.

Allora possiamo provare a “far capire prima di legiferare” ad amministratori e funzionari della pubblica amministrazione, qual è la realtà di una produzione domestica, che nulla ha a che vedere con quella artigianale.

Questa è la sfida che ci aspetta!”

Il mio Tavolino virtuale
Vi aspetto al mio Tavolino virtuale!

 

 

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