Produrre e vendere dolci fatti in casa: cosa fare. Post 3

Produrre e vendere dolci fatti in casa: cosa fare. Post 3 

Produrre e vendere dolci fatti in casa

Dolciconme

Un possibile percorso per verificare la fattibilità di una micro-impresa per la produzione e vendita di dolci fatti in casa.

Con questo terzo Post concludo i suggerimenti che posso darvi, in base alla mia esperienza, per verificare nella vostra realtà se è possibile avviare una micro-impresa per la produzione e vendita di dolci fatti in casa.

L’argomento di questo articolo è la sostenibilità economica della micro-impresa.

Il lavoro fatto con il M.I.P. di Torino ha incluso anche la stesura di un business plan, ovverosia lo strumento che consente di valutare se l’idea imprenditoriale è sostenibile dal punto di vista economico-finanziario.

Certamente è uno strumento che aiuta a fare i conti con la realtà, però è da considerarsi uno strumento relativo, teorico, in quanto tutti i calcoli e le previsioni che si possono fare per stilare il business plan, sono appunto da verificare successivamente, con quello che realmente accade una volta avviata concretamente l’impresa.

L’analisi dei costi e degli investimenti fatta nel 2010, per realizzare il progetto d’impresa che trovate illustrato in altra parte del Blog, è stato riparametrato, per l’appunto, su quella mia idea imprenditoriale, perciò quello che vi posso dire è che sarà necessario definire il vostro business plan, in funzione di come voi volete organizzare la vostra micro-impresa. Questo dipenderà da: 

- quali e quanti tipi di dolci volete produrre, che vi richiederanno un certo tipo di ingredienti e non altri, e relative quantità;

- quali adeguamenti dovete fare alla vostra cucina perché rispetti le indicazioni igienico-sanitarie. Per esempio, quello che avevo rilevato nel mio caso, era la necessità di attrezzare uno spazio adeguato per il deposito degli imballaggi e dei prodotti finiti. Perciò, su questo dovevo prevedere un investimento, anche se minimo;

- a quali clienti volete vendere:  privati, bar, ristoranti, supermercati, mercatini. È evidente che, a seconda del target o dei target a cui volete rivolgervi, ciò implica un impegno economico piuttosto che un altro per proporre i vostri prodotti;

- come volete vendere. Per esempio, io volevo realizzare un commercio elettronico, ossia vendere esclusivamente via internet. Questo implica attrezzarsi con computer, programmi per la gestione delle vendite, sito, pagamenti on-line, ecc. Questo, ovviamente, richiede un certo tipo di investimento. Diverso è se uno vuole fare una vendita diretta al pubblico.

- quale mercato potenziale vi prefigurate. Può essere che abbiate già dei clienti potenziali che hanno avuto modo di apprezzare le torte e i dolci che fate e, quindi, potete contare su un mercato reale che è solo da attivare. Oppure, dovete farvi conoscere da zero e, quindi, dovete promuovere in una prima fase i vostri prodotti. C’è da tenere in conto che la promozione dei prodotti richiede un investimento iniziale che non può darvi immediatamente dei risultati e non vi ripagherà subito dal punto di vista economico.

- quali forme di promozione volete utilizzare. Nel mio caso, poiché dovevo farmi conoscere da zero, avevo pensato di fare dei mercatini rionali o di prodotti tipici, e questo richiedeva mettere in piedi un’organizzazione per essere presenti con un piccolo stand in zone diverse e tempi diversi.

Come vedete, molte sono le variabili che entrano in gioco nella definizione di un bussines plan. Ciononostante, posso tentare di elencare qui di seguito quali sono le voci dei costi che indicativamente dovrete considerare:

SPESE DI INVESTIMENTO:

- Ristrutturazione, nel caso dobbiate fare degli adeguamenti strutturali della cucina.

- Attrezzatura varia e minuta, nel caso dobbiate completare la vostra attrezzatura di cucina per passare alla produzione.

- Arredamento per magazzino o punto vendita.

COSTI FISSI:

- Costo lavoro imprenditore (contributi INPS, INAIL)

- Spese legate al locale (spese telefoniche, spese per pulizie, energia elettrica, acqua, ecc.)

- Spese commerciali (pubblicità, omaggi alla clientela, packaging, ecc.)

- Spese amministrative (consulenza contabile e fiscale, eventuali assicurazioni, iscrizione a Camera di commercio, ecc.).

- Costi per la produzione dei dolci che volete commercializzare. Qui si tratta, una volta deciso quali e quanti dolci, fare il calcolo del costo delle materie prime, dell’energia elettrica, gas, acqua che impiegherete per la preparazione, del tempo lavoro che ci mettete per prepararli, per arrivare a definire il prezzo di vendita netto di ciascun dolce a cui dovrete aggiungere, ovviamente, l’I.V.A.

Definito questo, potrete calcolare un ipotetico fatturato che deve consentirvi di sostenere la vostra micro-impresa.

QUALI DIFFICOLTÀ PER L’AVVIO DELL’IMPRESA?

A conclusione dell’articolo, voglio dirvi quali, secondo me, sono le vere criticità per realizzare il progetto di micro-impresa domestica.

La maggior difficoltà, a mio parere, è quella legata alla cultura delle nostre istituzioni. Intendo in questo senso riferirmi all’applicazione del Regolamento CE 852/2004, che, a distanza di quasi 10 anni, in Italia non è ancora diventato prassi comune per la produzione di alimenti nelle abitazioni private. Come mi è capitato di verificare per informazioni ottenute da chi mi ha scritto, il rischio è che ASL e Comuni chiedano di adeguare la propria cucina domestica come se fosse un laboratorio artigianale, andando di fatto contro la semplificazione introdotta dalla normativa europea. Per questo ritengo che vada richiesto con forza un’applicazione coerente con lo spirito con cui quest’ultima è stata adottata, ossia favorire le micro attività imprenditoriali per creare occupazione.

A questo scopo ribadisco che i Regolamenti comunitari prevalgono sulle norme nazionali; le norme nazionali in contrasto sono disapplicabili e non possono prevedere requisiti più restrittivi (V. presentazione della Dott.ssa Laura Lantero dell’U.O. Igiene Alimenti e Nutrizione – ASL 1 di Imperia). Perciò, l’esperienza che ho fatto nella Regione Piemonte, deve valere in qualsiasi altra Regione d’Italia.

L’ulteriore difficoltà che rende, oggi come oggi, problematico avviare qualsiasi iniziativa imprenditoriale, piccola o grande che sia, è il costo del lavoro. In questo caso il costo dei contributi che dovrete obbligatoriamente pagare all’INPS, indipendentemente dal fatto che voi produciate un reddito o no con la vostra attività.

Per il mio progetto la voce relativa ai contributi previdenziali era la voce più consistente, influiva per più del 38% sui costi fissi.

Con questo non voglio essere pessimista, ma realista. Fino a che non ci sarà in Italia una vera politica per favorire la creazione di lavoro, d’impresa, avremo l’impressione di dover scalare ogni giorno una montagna.

È per questo motivo che ritengo importante trattare tutti questi temi e sviluppare un dibattito che porti chi, come me, ha intenzione di sviluppare una sua iniziativa imprenditoriale, a portare avanti con forza la propria idea e a richiedere alle istituzioni di rispettare i diritti e le opportunità a cui come cittadini possiamo accedere.

VI INVITO AD INVIARMI LE VOSTRE OSSERVAZIONI, COMMENTI, DISCUSSIONI.

CONSIDERATE QUESTO BLOG COME UNO SPAZIO DI CONFRONTO E DISCUSSIONE.

A presto.

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