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Micro-impresa domestica: Notizie dal Veneto

Produrre e vendere dolci fatti in casa
Dolciconme

Il tentativo di costituire una RETE di REFERENTI REGIONALI che inviino notizie/informazioni, segnalino difficoltà e problemi circa l’applicazione del Regolamento CE 852/2004, Allegato II, Capitolo III, sta prendendo corpo.

Per coloro che hanno aderito all’iniziativa di Dolciconme “COLLABORIAMO INSIEME!”, si tratta di offrirsi per andare a bussare alle porte delle istituzioni sanitarie e cercare di capire come, nei singoli contesti regionali, viene applicata la normativa europea e, quindi, quali reali possibilità ci sono di dare corso ad un proprio progetto di micro-impresa domestica.

Si tratta anche, dal mio punto di vista, di “fare un servizio” che va a vantaggio non solo di se stessi, ma anche di altre persone che ricercano la possibilità di produrre cibi fatti in casa, per le più svariate ragioni. Non ultime quelle di reinventarsi nel mondo del lavoro e procurarsi un reddito dignitoso.

Pubblico, dunque, il primo contributo di Lisa Panozzo che ci invia notizie dal Veneto, e che si è resa disponibile come referente per quel territorio.

Lisa si è rivolta alla ULSS nr. 6 di Vicenza, Ufficio igiene e sanità pubblica. Ecco il suo racconto.

“Un’idea mi ronzava per la testa qualche anno fa…io adoro fare dolci…a dire il vero anche mangiarli, ma visto che non li posso magiare sempre io, perché non farli per qualcuno che magari non ha tempo di stare tra i fornelli ma ama come me le cose casalinghe?!?

Però tutti i pareri degli altri mi hanno sempre frenata. Frasi come “in Italia non puoi vendere cibi fatti in casa, te lo rendono impossibile, ti perderesti in un labirinto burocratico” mi hanno sempre bloccata.

Quindi ho rimesso questo mio sogno in un cassetto e l’ho richiuso. Evidentemente non l’ho chiuso a chiave perché lo scorso anno ho cominciato a fare dei cupcake e la lunghissima lista di abbinamenti che volevo provare mi ha portato a sfornare quasi tutti i giorni!

Mi si ripresenta il problema di come dividere tutti questi dolcetti ed una volta esaurita la lista di parenti e amici…il cassetto si riapre!

Non sarebbe carino farli per qualche festa? Potrebbe essere un’alternativa simpatica, colorata e anche golosa! Ma come fare?

Così mi metto a cercare online…ma la solita parola “impossibile” si ripresenta. Addirittura leggo in un blog uno scontro tra pasticceri e chi, come me, vorrebbe fare delle semplici torte in casa tanto per arrotondare, divertendosi…Non vogliamo mica aprire una catena di montaggio!!! Ma solo passare qualche ora dilettandoci tra teglie, farina, burro e zucchero senza il pensiero che tutte quelle calorie sono per noi! Ma con il solo gusto di preparare qualcosa di goloso che renderà felice qualcun’altro.

Ed ecco che Google mi porta nel blog di Mary Rimola e mi accorgo che non è solo un mio pensiero, ma che tanta gente vorrebbe fare quello che ho in mente io.

Quindi decido di accettare questa sfida!

Metto da parte tutti i “lascia perdere tanto è impossibile” e decido di andare all’ ASL di Vicenza per richiedere informazioni (visto che non mandano nulla per iscritto perché “richiederebbe troppo tempo rispondere a tutte le persone”, così mi hanno risposto).

Devo essere onesta, ho trovato una responsabile molto gentile e anche molto sbrigativa.

Alla mia domanda “vorrei sapere se c’è un modo per poter vendere cibo fatto in casa. So che per chi si produce le materie prime è possibile, vorrei sapere se è possibile anche per chi prende tutto al supermercato.”

La risposta è semplice e veloce “no”.

Il concetto semplice: “la casa è un luogo privato, noi non possiamo entrare per fare i controlli, se non possiamo controllare non si può fare”.

Per la produzione primaria (così chiamata chi produce le materie prime nel proprio orto/giardino e poi le lavora e rivende) la produzione avviene principalmente in agriturismi, luoghi pubblici dove si può entrare liberamente e controllare.

La responsabile stessa, dice, si rende conto che probabilmente le cucine private sono più pulite di tante cucine di locali pubblici, ma non è possibile.

L’unica possibilità è avere una zona all’interno dell’abitazione riservata con un bagno, uno spogliatoio nel quale si entra, ci si cambia, e una cucina con tutte le caratteristiche delle cucine dei locali pubblici. In definitiva un laboratorio a tutti gli effetti.

Pare incredibile! Eppure sembra una porta ben chiusa, un no categorico, ma non mi voglio arrendere! Non così facilmente questa volta!

Continuo a fare i miei cupcake colorati per gli amici e i parenti nella speranza che un giorno possa diventare un hobby riconosciuto anche economicamente.”

Infatti, non bisogna arrendersi! In Piemonte qualcosa si sta muovendo e, dunque, se accade in Piemonte prima o poi succederà qualcosa anche in Veneto, perché il Regolamento europeo vale per tutti gli Stati che compongono l’Unione, senza eccezioni.

A onor di cronaca, la Regione Veneto ha adottato dei provvedimenti regionali per l’Applicazione dei Regolamenti CE nn.852, 853, 854 e 882/2004, e successive modifiche e integrazioni, per piccole realtà produttive

Tuttavia tra quelle che vengono definite “piccole produzione locali” gli amministratori locali si sono concentrati sul produttore primario, di piccoli quantitativi di prodotti “preparati” e/o “trasformati” nella propria azienda da vendere direttamente al consumatore finale. Ossia sugli agricoltori e su coloro che gestiscono agriturismi.

Anche in questo caso, dunque, la produzione di alimenti in abitazione privata e la loro commercializzazione, prevista nell’Allegato II, Capitolo III, non è stata presa in considerazione per una regolamentazione ad hoc.

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