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Microimpresa domestica in primo piano: “La Torteria Nonsolodolci” di Patrizia Ferrante

Patrizia Ferrante
Patrizia Ferrante

Dal giornalismo alla passione per la cucina fatta in casa! Così si può riassumere il percorso di Patrizia Ferrante che, dopo essere andata in pensione, decide di fare “un salto verso il nuovo”: avviare la sua Microimpresa domestica alimentare!

La Cucina de "La Torteria Nonsolodolci"
La Cucina de “La Torteria Nonsolodolci”

Andare in pensione e rilanciare sul fronte lavorativo, invece che dismettere il proprio ruolo professionale, forse questa è la “ricetta” più interessante che Patrizia ci comunica in questa intervista di presentazione della sua scelta imprenditoriale. E la passione e la cura con cui affronta la sfida “cucina” per i suoi clienti si vede fin da subito nei dolci e salati che prepara. Non c’è freno che tenga di fronte alle proposte culinarie di Patrizia! E lo vedrete subito.

 

 

 

 

Come mai è arrivata a pensare di avviare una microimpresa domestica nel settore alimentare, nonostante sappiamo che non sia così semplice in Italia?

Ho sempre avuto una grande passione per la cucina e ad un certo punto questa passione si è incanalata verso la pasticceria. Cinque anni fa non ero in grado  di fare neppure un ciambellone o quanto meno non avevo mai avuto interesse a farlo. Ho iniziato a frequentare, quasi per gioco, dei corsi amatoriali ma poi la cosa mi ha preso la mano e via via ho partecipato a corsi sempre più impegnativi. A quel tempo lavoravo a tempo pieno (sono giornalista, l’altro grande interesse della mia vita) e mi ritagliavo lo spazio per questo nuovo hobby la sera o nel fine settimana. Insomma la cosa si è fatta sempre più impegnativa fin quando ho cominciato a pensare seriamente di trasformare la passione in qualcosa di più. Sfogliando una rivista ho letto di un regolamento europeo che offriva la possibilità di creare nel settore alimentare una microimpresa in casa, una sorta di laboratorio domestico. Amiche mi avevano raccontato che in alcune ragioni del nord questo era già possibile anche se in Italia il fenomeno ancora non decollava. Ho iniziato a raccogliere informazioni e mi sono imbattuta  nell’Associazione Cucina Nostra. Da quel momento la strada è stata tutta in discesa!

Che cosa si porta delle pregresse esperienze lavorative in questo suo nuovo progetto imprenditoriale? Ossia quali abilità, consapevolezze, esperienze passate, le sono state utili per cominciare con questo nuovo lavoro?

Nel maggio 2016 sono riuscita ad andare in pensione e a settembre già ero in contatto con l’Associazione per avviare tutte le pratiche necessarie alla realizzazione di questa nuova avventura che si è concretizzata nel febbraio 2017. Insomma dopo tanti anni di onorata professione ho deciso di voltare pagina (è molto importante avere la voglia di ricominciare!) e di dedicarmi a quella che per me è diventata una passione travolgente, una passione per le cose buone e genuine, per il gusto, per i sapori, per il bello. Del passato lavoro praticamente mi sono portata dietro quasi tutto visto che per molti anni ho gestito una cooperativa editoriale, un’impresa a tutti gli effetti con oltre 30 dipendenti. Un mio caro amico mi ha fatto notare che in fondo tra i due mestieri corre un filo rosso che li tiene assieme: in entrambi i casi si tratta di pensare, impastare e confezionare al meglio un prodotto e che quindi il passato lavoro mi sarebbe tornato utile. Aveva ragione!  Cambia l’oggetto ma il metodo è simile.

Cosa trova di gratificante nel mettere su un’attività in proprio che ha a che fare con il cibo fatto in casa per nutrire gli altri?

L’aspetto più gratificante, e direi divertente, è rendere felici coloro che assaggiano i mie prodotti! È la continua ricerca di  materie prime di qualità eccellente  che fa la differenza. Progredire nella realizzazione dei prodotti imparando sempre cose nuove e investendo molto nella formazione. Gratificante è anche dimostrare che è possibile comprare ottimi prodotti fatti in casa, lavorati con metodo casalingo secondo ricette originali nel più rigoroso rispetto di tutte le norme igienico-sanitarie.

Che cosa si aspetta da questo nuovo lavoro?

Mi aspetto interessanti performance, almeno è così nelle mie intenzioni e nel mio impegno.

Devo ammettere però che la mia è una posizione molto particolare perché essendo pensionata da questa nuova attività non deve derivare necessariamente un reddito di sussistenza. Attenzione, questo non vuol dire che la microimpresa non sia obbligata ad essere in equilibrio.

Ha delle paure nell’affrontare questa nuova impresa?

Direi di no. Qualche timore c’è sempre  ma le nuove sfide mi intrigano.

Cosa comporta avviare una microimpresa domestica nel settore alimentare dal punto di vista: dei rapporti con la ASL,  burocratico, organizzativo, economico/finanziario, dei cambiamenti che hai dovuto fare nella sua abitazione?

La parte burocratica è la cosa che più non sopporto. Lo dico chiaramente: se non ci fossero stati gli ottimi professionisti di Cucina Nostra ad aiutarmi probabilmente non avrei messo in piedi nulla. Comunque non ho avuto problemi particolari con le istituzioni, tantomeno organizzativi. Per quanto riguarda i cambiamenti ho messo a nuovo la cucina cambiando i mobili, acquistando un abbattitore e un secondo forno, creando degli spazi di lavoro maggiori. C’è da dire che l’investimento resta una molla essenziale per lo sviluppo di qualsiasi attività.

Secondo lei, cosa bisognerebbe fare e chi dovrebbe intervenire per semplificare l’avvio e l’affermarsi di questo tipo di attività domestica, dal punto di vista burocratico, della sostenibilità dei costi, del mercato?

Forse in questa fase bisognerebbe promuovere azioni tese a una maggiore sensibilizzazione delle istituzioni regionali. Pensiamo anche alla valenza sociale di un progetto del genere che ha lo scopo di accompagnare e sostenere lavoratrici e lavoratori disoccupati, casalinghe, madri con figli piccoli, giovani, persone che vogliono reinventarsi un lavoro, nel realizzare un progetto di microimpresa domestica per la produzione e vendita di cibi fatti in casa, valorizzando le proprie abilità in cucina e i metodi casalinghi di preparazione e trasformazione degli alimenti. Si tratta di una nuova forma di imprenditorialità “legale” nel settore alimentare che amplia l’offerta a fronte di una domanda crescente di alimenti non industriali e che determina opportunità di occupazione per persone escluse dal mercato del lavoro e fa emergere attività produttive a tutt’oggi informali. Insomma si tratta di un progetto che crea le condizioni perché un’attività di produzione e vendita di alimenti fatti in casa divenga formale e stabile, in aree di mercato a forte potenziale, ma in cui mancano per esempio risorse e opportunità.

Può presentare la sua microimpresa? Quali alimenti produce, quale il target di clienti a cui si rivolge, com’è organizzata la distribuzione dei suoi prodotti, quali sono le modalità per contattarla e ordinare gli alimenti che produce, altre informazioni che vuole evidenziare/segnalare?

Produco prevalentemente pasticceria dolce e salata ma il mio cavallo di battaglia sono le cosiddette torte da credenza. Tuttavia nei miei progetti c’è lo sviluppo della pasta fresca riscoprendo anche qui materie prime pregiate come i grani antichi.

 

“La Torteria Non Solo Dolci”

di Patrizia Ferrante. Roma (RM)

Partita IVA 14144101004
Alimenti prodotti: 
pasticceria secca e fresca 
www.latorterianonsolodolci.it 
Pagina Facebook
[email protected]

Guarda qui la sua vetrina virtuale su Cucinanostra.eu

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