Microimpresa domestica in primo piano: Ciccibonbon di Cinzia Ciot

Cinzia Ciot
Cinzia Ciot

Cinzia Ciot, tra le prime a voler affrontare la sfida di avviare una microimpresa domestica alimentare. Si è misurata con un contesto istituzionale difficile, ad un certo punto si è fermata per poi ritrovare forza e determinazione nell’affermare il suo progetto di reinventarsi, per dare dignità alle sue abilità e a ciò che le piace fare. Questa nuova testimonianza che presentiamo, dimostra come ogni percorso che porta a crearsi un lavoro con le proprie mani, a casa propria, sia diverso, perché tutto cambia a seconda dei contesti territoriali, della propria storia di lavoratore, della propria personalità. Tutte queste storie, però, ci insegnano che, con tenacia, sapendo rialzarsi dopo essere stati delusi e scoraggiati, ce la si può fare. E perché tutto questo dovrebbe valere la pena? Perché fare qualcosa che si è creato in piccolo, da sé, dà una soddisfazione impagabile!

 

La cucina di Ciccibonbon
La cucina di Ciccibonbon

Come mai è arrivata a pensare di avviare una microimpresa domestica nel settore alimentare, nonostante sappiamo che non sia così semplice in Italia?  

Ad un certo punto della mia vita mi sono ritrovata totalmente senza lavoro e senza la possibilità di trovarne uno che fosse almeno mediamente serio: mi sentivo letteralmente carne da macello! A quel punto ho pensato di cambiare totalmente settore e, partendo da una grande passione personale di fondo, mi sono iscritta ad un corso professionale di pasticceria/panetteria e gelateria, il quale mi ha dato molto in termini di formazione, ma mi ha tolto definitivamente ogni dubbio sulla reale possibilità di un reintegro lavorativo per una donna come me, sopra i quarant’anni, con una figlia in età scolare. Dopo un periodo “errante” ed emotivamente devastante, mi sono imbattuta nel sito di Cucina Nostra ed è iniziato il percorso che mi ha portato, dopo quasi due anni, ad avviare la mia microimpresa domestica alimentare.

Che cosa si porta delle pregresse esperienze lavorative in questo suo nuovo progetto imprenditoriale? Ossia quali abilità, consapevolezze, esperienze passate, le sono state utili per cominciare con questo nuovo lavoro?   

Il Liceo Artistico prima, e l’Accademia di Belle Arti poi, guidano l’aspetto più artistico e creativo di questa professione che, tra le altre cose, richiede manualità e flessibilità intellettiva, mentre le esperienze lavorative precedenti mi aiutano nel muovermi negli incartamenti burocratici, nel rapporto con la clientela e prossimamente anche nella gestione delle vendite on-line.

Cosa trova di gratificante nel mettere su un’attività in proprio che ha a che fare con il cibo fatto in casa per nutrire gli altri?

L’apertura di un’attività in proprio è stata un’esigenza, tuttavia rendere le persone partecipi e fruitrici di quella che è sempre stata una passione solo mia è come mettersi a nudo creando un’opera d’arte: ci si espone al giudizio, ma è estremamente intrigante ed appagante nel momento in cui ti rendi conto di aver regalato un momento di dolcezza che viene apprezzato.

Che cosa si aspetta da questo nuovo lavoro?  

Sul piano economico, confido di potermi autosostenere economicamente e null’altro, non mi interessano i grandi numeri né tantomeno manie espansionistiche in grande stile.

Ha delle paure nell’affrontare questa nuova impresa?  

Mi spaventa la grande incertezza economico-politica che stiamo vivendo, per cui trovo abbastanza plausibile pensare ad una temporaneità di questo tipo di attività, con tutte le conseguenze del caso.

Cosa comporta avviare una microimpresa domestica nel settore alimentare dal punto di vista dei rapporti con la ASL, burocratico-organizzativo, economico/finanziario, dei cambiamenti che ha dovuto fare nella sua abitazione?

Appartengo ad una Regione (Friuli Venezia Giulia) a Statuto Autonomo, pertanto ciò che è valso per me non necessariamente vale anche per altri soprattutto sul piano burocratico. A tale proposito posso dire che, contrariamente a ciò che si può pensare, la ASL di pertinenza ha sempre avuto un atteggiamento propositivo sostenendo: “siamo qui per far lavorare le persone non per ostacolarle”, ed, in seguito, hanno valutato ed approvato il progetto d’impresa presentato con l’aiuto dell’associazione CUCINA NOSTRA. Non ho dovuto affrontare grandissime spese perché disponevo già di tutta l’attrezzatura e tipologia di cucina idonea al laboratorio, ho dovuto chiudere quello che era un open-space rendendo la cucina una stanza appunto chiusa, e questo è stato il passo più complicato da compiere, sia dal punto di vista tecnico/estetico che sotto il profilo personale e familiare, anche se ho sempre potuto contare sull’appoggio assoluto di mio marito in tutte le fasi del percorso.

Che difficoltà ha incontrato per avviare la sua microimpresa domestica? Può segnalare le principali?   

E’ stato assolutamente un percorso in salita e pieno di ostacoli per la maggior parte assurdi. Sì perché, se da un lato è ovvio trovare diffidenza di fronte a qualcosa di nuovo, non è per nulla lecito trovare il blocco assoluto da parte di quelle istituzioni che dovrebbero solo farsi vanto di chi come me ha il coraggio, ma anche l’incoscienza, di voler fare impresa in questo  momento storico. Il mio Comune di appartenenza voleva farmi procedere con una ristrutturazione  edilizia costosissima  senza nemmeno provare a capire quali sono le reali possibilità e peculiarità di una microimpresa domestica. Un’altra difficoltà assurda è stata quella di reperire sul territorio un commercialista che fosse disposto a seguire i cosiddetti  REGIMI FISCALI  AGEVOLATI. Su otto professionisti  interpellati hanno accettato la causa solo in due ed uno di questi era di fuori Regione. La motivazione: sono regimi antieconomici per il nostro studio…e su questo non mi inoltro in altre considerazioni…

Come si è organizzata per affrontare queste difficoltà?   

Il problema principale con il Comune è stato risolto cambiando radicalmente il progetto iniziale, dopo diverse spese in disegni, documenti  e pareri preventivi  e porgendo personalmente le mie sentite scuse  al funzionario della  ASL  per la modifica sostanziale che ho dovuto apportare al primo progetto. Per l’assistenza fiscale ed organizzativa, infine, mi sono appoggiata a CONFARTIGIANATO di Pordenone dove ho trovato tutta l’assistenza  necessaria per affrontare con serenità le diverse  beghe burocratiche e non.

Secondo lei, cosa bisognerebbe fare e chi dovrebbe intervenire per semplificare l’avvio e l’affermarsi di questo tipo di attività domestica, dal punto di vista burocratico, della sostenibilità dei costi, del mercato?

Credo che solo l’Azienda Sanitaria dovrebbe poter porre veti a queste attività, tutto il resto è mera burocrazia che si può e si deve sormontare con il buon senso ed un minimo di intelligenza. Secondo me l’unica strada per poter far emergere queste nuove imprese  è l’umiltà da parte delle istituzioni nel capire che i tempi sono cambiati e non possono più fare affidamento solo sui grandi colossi industriali. Non voglio nemmeno pensare che questo ostruzionismo sia dovuto  ad interessi altri che non conosco …mi piace credere che sia solo paura del nuovo che avanza.

Può presentare la sua microimpresa? Quali alimenti produce, quale il target di clienti a cui si rivolge, com’è organizzata la distribuzione dei suoi prodotti, quali sono le modalità per contattarla e ordinare gli alimenti che produce, altre informazioni che vuole evidenziare/segnalare?

Le torte di Ciccibonbon
Le torte di Ciccibonbon

Produco prevalentemente pasticceria secca, sia dolce che salata, e realizzo decorazioni in pasta di zucchero, pongo particolare attenzione alla qualità degli ingredienti ed agli abbinamenti dei gusti.

 

 

Pasticceria dolce e salata
Pasticceria dolce e salata

Sono presente sul WEB e su  Facebook con una pagina dedicata all’azienda dove riporto tutte le novità e le modalità di contatto. Vendo presso il mio domicilio e occasionalmente nei mercatini del mio territorio. La mia è una clientela trasversale rispetto alla condizione sociale-politica-economica, anche la fascia d’età è variegata. I denominatori comuni sono la profonda elasticità mentale e la voglia di vedere ed assaggiare qualcosa di diverso, ma, al tempo stesso, preparato con cura seguendo tutte le normative igienico-sanitarie.

 

Ciccibonbon

Ciccibonbon

di Cinzia Ciot

Porcía (PN)

Partita IVA 0810630937
Alimenti prodotti:
pasticceria secca e fresca
ciccibonbon.wordpress.com
e-mail: [email protected]
Telefono: +39 3926329538
Pagina Facebook

 

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